Pietrina anni settanta

Pietrina anni settanta

SOGNANDO CALIFORNIA Quando anni fa ho scoperto la passione per la montagna e l”arrampicata, ero sempre a corto di tempo. Non c”era verso, non l”avevo, o non riuscivo a trovarlo. Quando non c”era il lavoro, c”era l”università, quando non c”era la facoltà c”era l”esame, se non c”era l”esame c”era il lavoro. I sabati e le domeniche passavano sui libri, ed il tempo passava su di me e sulle montagne, senza che questo amore si consumasse. Così che le montagne le guardavo lontane nelle belle giornate , i sassi, le falesie le sbirciavo passando, come si guardano belle ragazze fuori portata. Dal treno, tornando dall”università, mi immaginavo sulle rocce della Gonfolina. Dall”auto tornando da Pisa per lavoro scrutavo i massi di Uliveto o la Verruca. Quante vie “a vista” ho aperto, quanti massi e paretine ho salito con la fantasia.

Saltuariamente, quasi preso dalla disperazione, partivo furiosamente e frettolosamente con la vecchia corda non omologata, rimasta anni in una cassa, e con quei quattro chiodi ad attrezzarmi un masso. A S.Giovanni Alla Vena, a Uliveto, a Buti, bastava che fosse vicino, il più vicino possibile, da raggiungere in fretta. Non conoscevo nessuno che arrampicasse e allora me ne andavo da solo, a salire e a litigare con un prusik che non scorreva, a sudare sette camicie per pochi metri di “arrampicata”. Finché un giorno parlando con Barba, mi dice che anche lui, uomo di mare, appassionato di nuoto e di immersioni, era curioso di conoscere l”arrampicata. Felice di aver trovato un adepto, lo metto però subito al corrente della difficoltà di trovare palestre di roccia a portata di mano, comode, vicine. Lui mi ascolta per un po”
, riflette e mi dice papale papale: “Ho la soluzione! Se sabato sei libero andiamo.” “Dove?” “Non ti preoccupare, fidati” Il sabato atteso arriva. Vado a Montaione a prendere Barba. “Ciao, allora dove si và?” “Vuoi un posto a portata di mano, comodo, vicino? Allora quello che fa per noi è La California” “Vicino! La California? Yosemity Valley, El Capitan con il Nose, lo scudo di roccia dell”Half Dome, The Sentinel Rock, The Lost Arrow, …” “La Pietrina!” mi interrompe Barba “La Pietrina? The Little Stone?!” “No, proprio la Pietrina, in California o, più precisamente oltre La California (e Torri)”. Da Montaione si va a S.Vivaldo e si prosegue per Iano. Passato Iano si trova La California, toponimo locale di una zona ricca di onice, e Torri. La strada termina più avanti presso poche case, Il Palagio, con uno spiazzo più simile ad un aia che ad una piazzetta, da cui si domina la val d”Era, verso Volterra. Immediatamente prima delle case, per un sentierino inciso dall”acqua piovana, si raggiungono rapidamente i ruderi diroccati di un vecchio castellotto (il Palagio immagino). Aggirando l”adiacente chiesetta sconsacrata si arriva ad una terrazza erbosa sulla sommità di una rupe con brevi paretine di conglomerati: La Pietrina. Per noi la California, l”obbiettivo, quanto cercavamo e quanto ci era sufficiente. Sulle sue brevi pareti senza indugio ci calammo in doppia, finendo in un fittume di corbezzoli e rovi. Dopo aver fatto un po” di pulizia e di spazio alla base delle paretine, diradando i rovi e le ginestre, con Barba ed Nanni, che si aggregò poco dopo, provavamo le doppie, le cadute, le risalite in prusik, le pendolate. Salivamo aprendo brevi e facili vie che battezzavamo via via Il diedro, La grotta, L”orso. La via più impegnativa fu insignita, in onore alla singolare omonimia con la terra del sogno, dell”altisonante grado di “El Appuntat” (e non credo che abbia mai fatto ulteriore carriera). Niente a che vedere evidentemente con le palestre di roccia spittate con vie dure, gradi francesi o americani, difficoltà d”importazione. Tutta roba nostrale, casereccia, artigianale con vie estreme al più di… II° grado superiore. Ma avevamo trovato la nostra California a portata di mano e davamo sfogo alla fantasia ed alla nostra voglia di muoverci. Ci divertivamo insomma, e frequentemente le mattinate finivano, sulla via del ritorno, con un bagno nei tonfi gelidi dell”Egola, dai caratteristici e un po” scurrili appellativi (Ghiago, Ghiaghino, Sciaquapalle, Buo di c…) per toglierci di dosso il sudore ed il selvaggiume che inevitabilmente ci balzava addosso nelle nostre calate in doppia nei roveti.