Alpi Apuane – Cresta integrale della Roccandagia dal Passo della Tombaccia

Alpi Apuane – Cresta integrale della Roccandagia dal Passo della Tombaccia

Sabato 12 novembre – Ore 6,30 ritrovo alla Toyota a Empoli

Componenti della “spedizione” : Massimo – Sandro – Filippo – Daniele – Aldo – Stefano e poi ad Altopascio si “raccatterà” anche Marco.

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Destinazione : Cresta integrale della Roccandagia , dal passo della Tombaccia

Cresta della Roccandagia vista dalla Tambura

La partenza è da Campocatino : forse una delle “partenze” più belle delle Apuane.

Campocatino

Un bellissimo alpeggio , proprio sopra il lago di Vagli, dominato dalla bellissima parete della Penna di Campocatino.

Solo questo meriterebbe il viaggio di circa 2 ore

“Voi che corde avete ?”, “da 60” , “il martello lo porto..” ecc…insomma i soliti preparativi e alle 9 si parte

Il 177 che parte da Campocatino è un bellissimo sentiero, sopratutto in questo periodo, quando i colori Autunnali lo rendono ancora più bello.

Sentiero 177

In circa 50 minuti si arriva al Passo della Tombaccia.

Da li inizia la vera “cavalcata”. Si abbadonda il sentiero 177 e si inizia a salire sulla cresta, su percorso facile ma portando attenzione a quello “che si tocca” : la roccia non è il massimo.

In qualche punto si trova anche un po di brina ghiacciata, non da ramponi, ma che comunque rende un po scivoloso il paleo (più del solito) e qualche roccia

La cresta iniziale è facile e con la giusta esposizione (si alterna anche tracce di sentiero)

Cresta Iniziale

Dalla cresta si può ammirare un bellissimo panorama : il Monte Pisanino

Monte Pisanino

e il Monte Cavallo

Monte Cavallo

La cresta prosegue facile

Cresta Roccandagia

fino ad arrivare alla “trave” , un tratto della cresta in cui l”esposizione aumenta. Visto che abbiamo portato la corda è bene utilizzarla.

Cresta Roccandagia

Massimo parte e attrezza 2 corde fisse per rendere più sicura la progressione : qualche dado qui, uno spunzone la e un paio di chiodi.

Cresta Roccandagia

Il percorso è esposto ma non è tecnicamente difficile, anche se la corda aiuta (sopratutto a livello mentale).

Cresta Roccandagia

Passati dalla “trave” , dopo un tratto in cresta ( ma non troppo esposta) incontriamo il Grondalpo. Un salto roccioso di circa 30 metri che si affaccia proprio sullo “Spiaggione” , una bellissima placca inclinata verso la Carcaraia

Lo Spiaggione

Noi, sfruttando la calata presente, attrezziamo una corda doppia , che risulta essere bella e molto panoramica.

Calata Grondalpo

Dopodichè affrontiamo lo “spiaggione”, una placca di roccia che scende ripidamente verso la carcaraia. Ricorda molto vagamente “la vela” del Monte Cavallo, anche per il tipo di roccia, a scaglie non molto compatte.

Questo tratto è semplice a livello tecnico, anche se va affrontato con cautela visto la roccia presente.

Spiaggione

Alla fine dello spiaggione c”è un piccolo risalto di 2 metri (II+) e anche in questo caso attrezziamo una piccola corda fissa (sfruttanto anche una sosta presente all”inizio del risalto).

Dopodichè si prosegue dritti verso la vetta, sempre su cresta, a tratti leggermente esposta.

Ci fermiamo a mangiare proprio all”inizio della cresta finale che porta alla vetta della Roccandagia, proprio all”uscita del Canale di San Viano, davanti alla Penna di Campocatino.

Cresta Roccandagia

Dopo il meritato pasto… si riparte, passando velocemente dalla vetta vera e propria

Cresta Roccandagia

e scendendo dalla “normale” che porta alla Sella della Roccandagia.

Cresta Roccandagia

Anche in questo caso la discesa non è difficile, ma per il tipo di roccia ( a scaglie non molto stabili) e bene affrontare la discesa con la massima attenzione.

Cresta Roccandagia

Alla fine , arrivati alla sella della Roccandagia , iniziamo la discesa per ritornare sul sentiero n°177.

Cresta Roccandagia

Rientrati sul sentiro n° 177 , ripassiamo dal Passo della Tombaccia e infine al parcheggio proprio all”inizio di Campocatino

In conclusione , La roccandagia è una bellisisma montagna, e la salita integrale della cresta partendo dal passo dela Tombaccia è un interessantissimo percorso “alpinistico”.

Quindi un bellissimo percorso alpinistico, tanto sole e ottima compagnia … cosa volere di più ? Una fetta di castagnaccio molto speziato 🙂

 

Pietrina anni settanta

Pietrina anni settanta

SOGNANDO CALIFORNIA Quando anni fa ho scoperto la passione per la montagna e l”arrampicata, ero sempre a corto di tempo. Non c”era verso, non l”avevo, o non riuscivo a trovarlo. Quando non c”era il lavoro, c”era l”università, quando non c”era la facoltà c”era l”esame, se non c”era l”esame c”era il lavoro. I sabati e le domeniche passavano sui libri, ed il tempo passava su di me e sulle montagne, senza che questo amore si consumasse. Così che le montagne le guardavo lontane nelle belle giornate , i sassi, le falesie le sbirciavo passando, come si guardano belle ragazze fuori portata. Dal treno, tornando dall”università, mi immaginavo sulle rocce della Gonfolina. Dall”auto tornando da Pisa per lavoro scrutavo i massi di Uliveto o la Verruca. Quante vie “a vista” ho aperto, quanti massi e paretine ho salito con la fantasia.

Saltuariamente, quasi preso dalla disperazione, partivo furiosamente e frettolosamente con la vecchia corda non omologata, rimasta anni in una cassa, e con quei quattro chiodi ad attrezzarmi un masso. A S.Giovanni Alla Vena, a Uliveto, a Buti, bastava che fosse vicino, il più vicino possibile, da raggiungere in fretta. Non conoscevo nessuno che arrampicasse e allora me ne andavo da solo, a salire e a litigare con un prusik che non scorreva, a sudare sette camicie per pochi metri di “arrampicata”. Finché un giorno parlando con Barba, mi dice che anche lui, uomo di mare, appassionato di nuoto e di immersioni, era curioso di conoscere l”arrampicata. Felice di aver trovato un adepto, lo metto però subito al corrente della difficoltà di trovare palestre di roccia a portata di mano, comode, vicine. Lui mi ascolta per un po”
, riflette e mi dice papale papale: “Ho la soluzione! Se sabato sei libero andiamo.” “Dove?” “Non ti preoccupare, fidati” Il sabato atteso arriva. Vado a Montaione a prendere Barba. “Ciao, allora dove si và?” “Vuoi un posto a portata di mano, comodo, vicino? Allora quello che fa per noi è La California” “Vicino! La California? Yosemity Valley, El Capitan con il Nose, lo scudo di roccia dell”Half Dome, The Sentinel Rock, The Lost Arrow, …” “La Pietrina!” mi interrompe Barba “La Pietrina? The Little Stone?!” “No, proprio la Pietrina, in California o, più precisamente oltre La California (e Torri)”. Da Montaione si va a S.Vivaldo e si prosegue per Iano. Passato Iano si trova La California, toponimo locale di una zona ricca di onice, e Torri. La strada termina più avanti presso poche case, Il Palagio, con uno spiazzo più simile ad un aia che ad una piazzetta, da cui si domina la val d”Era, verso Volterra. Immediatamente prima delle case, per un sentierino inciso dall”acqua piovana, si raggiungono rapidamente i ruderi diroccati di un vecchio castellotto (il Palagio immagino). Aggirando l”adiacente chiesetta sconsacrata si arriva ad una terrazza erbosa sulla sommità di una rupe con brevi paretine di conglomerati: La Pietrina. Per noi la California, l”obbiettivo, quanto cercavamo e quanto ci era sufficiente. Sulle sue brevi pareti senza indugio ci calammo in doppia, finendo in un fittume di corbezzoli e rovi. Dopo aver fatto un po” di pulizia e di spazio alla base delle paretine, diradando i rovi e le ginestre, con Barba ed Nanni, che si aggregò poco dopo, provavamo le doppie, le cadute, le risalite in prusik, le pendolate. Salivamo aprendo brevi e facili vie che battezzavamo via via Il diedro, La grotta, L”orso. La via più impegnativa fu insignita, in onore alla singolare omonimia con la terra del sogno, dell”altisonante grado di “El Appuntat” (e non credo che abbia mai fatto ulteriore carriera). Niente a che vedere evidentemente con le palestre di roccia spittate con vie dure, gradi francesi o americani, difficoltà d”importazione. Tutta roba nostrale, casereccia, artigianale con vie estreme al più di… II° grado superiore. Ma avevamo trovato la nostra California a portata di mano e davamo sfogo alla fantasia ed alla nostra voglia di muoverci. Ci divertivamo insomma, e frequentemente le mattinate finivano, sulla via del ritorno, con un bagno nei tonfi gelidi dell”Egola, dai caratteristici e un po” scurrili appellativi (Ghiago, Ghiaghino, Sciaquapalle, Buo di c…) per toglierci di dosso il sudore ed il selvaggiume che inevitabilmente ci balzava addosso nelle nostre calate in doppia nei roveti.

Val Masino e Val di Mello

Val Masino e Val di Mello

Claudio Susanna e Matteo partono il 1/7/2011 direzione Valtellina fino al 17/7/2011…….Luciano e Massimo G. quando sentono parlare di Val Masino e granito della Val di Mello non ci pensano due volte e si fissa “l’inciucio” ……ritrovo il 3/7 al camping “Lo Scoiattolo” della Val Masino.Claudio e Susanna conoscendo i personaggi non ci fanno troppo l’idea a combinare qualcosa il primo giorno in Val Masino perché si aspettano l’arrivo al tramonto o quasi ed invece, con grande stupore h 13.30 eccoli ! Matteo dorme e ne approfittiamo per preparare la partenza immediata al suo risveglio per il Sasso Remenno……
h 15.30 si parte TUTTI in 500 per il Sasso Remenno ed una volta arrivati scopriamo che è il bel posto che avevamo letto su internet…… bel prato attraversato da un piccolo rigagnolo di ruscello con questo sasso enorme , gigante di granito con tanti monotiri di tutte le difficoltà che partono sia dal pratone che direttamente dalla strada dove si parcheggiano le macchine…

I tiri “scontati”di quinto non sono proprio così scontati perché su questa roccia priva di qualsiasi forma di appiglio ci sono solo piccole fessure ogni tanto ma quando ci arrivi te le devi far bastare e andare su’……d’altra parte tutti lo sanno, la placca mellica è placca ed il motto di questo posto è spalmare i piedi e andare andare andare, la certezza di starci te la dà il granito non l’appiglio, però un conto è dirselo un conto è farlo…….Nonostante l’approccio titubante di tutti noi, ce la caviamo discretamente e Massimo sembra nato in Valle, và come un treno e realizza un 6a pulito pulito a vista….Claudio da buon placchista chiude un 6a+ di tutto rispetto e Luciano, il nostro uomo di punta, si mette a competere con la ragazza bionda sulla via vicina alla sua ma….haimè, oltre ad essere una del gruppo locals è anche la tipa in copertina della guida Versante Sud per cui indovinate come è finita la competizione…

h20.00 torniamo al campeggio e dopo cena soprattutto a base di vino della Valtellina decidiamo le vie di più tiri per l’indomani sempre in Val Masino, per prendere confidenza con la roccia e poter realizzare l’obiettivo (di Claudio e Luciano) in Val di Mello, il risveglio di kundalini.
Al mattino partiranno Claudio Luciano e Massimo per fare al settore El Shenum la via “Vietato Vietare” 5L e al loro rientro per il primo pomeriggio riparte Luciano con Susanna per “La coda del dinosauro” 6L sempre nello stesso settore. Giornata bellissima con un sole splendido per cui vanno avanti i programmi stabiliti e le due cordate fanno le salite stabilite…..roccia fantastica, svariate cordate nel settore ed entrambe belle vie con avvicinamento di 1’ (se voli sul primo tiro ti ritrovi sul tetto della macchina)e chiodatura ragionevole sulla prima , un po’ meno sulla seconda.


Le giornate trascorrono con sole e temperature ragionevoli, la Val di Mello impone l’acquisto dei crash e dedichiamo una giornata ai pratoni con gli enormi blocchi disseminati qua e là nonché la salita con soli frend di Mixomiceto alle “sponde del ferro” proprio di lato alla cascata (dove ci sono torrentisti in azione).

C’è ne per TUTTI
La Cascata del Ferro……

C”è chi sale ….. e c”è chi scende !!!

Tutti pronti per l’indomani….zaini preparati con metitudine leggeri e con l’essenziale….la convinzione c’è per cui si spera solo nel meteo che a detta delle previsioni è incerto per i prossimi tre giorni….Il risveglio di kundalini è una via fantastica, un grande condensato di arrampicata “mellica” come inizia la relazione…. Un “must” della Val di Mello insieme a “luna nascente” e “Oceano Irrazionale”….Mani in piccole fessure e piedi sul liscio più totale ed assoluto, niente spit ovviamente, come tradizione vuole per questa Valle, camini/diedri aerei ed esposti, traverso verso destra che non molla per 90mt.

L”ala di pipistrello,e la via……….

Sappiamo tutto….abbiamo osservato cordate con il monocolo, letto relazioni….Si sale i suoi 11 tiri (390mt) con sole protezioni veloci e si trovano un frend incastrato sul fondo del camino del 4° delicato tiro “l’angolo amaranto”nel 7° “l’arco pietrificato”, nel 3° “la serpe fuggente” e qualche chiodo alle soste in parete e nel 2° tiro per superare il tetto ad ala di pipistrello….La linea è ben visibile dal sentiero sotto la parete davanti al rifugio cascina piana, è imponente e l’enorme traverso prima dei tre tiri verticali di uscita è lungo circa 70mt su granito liscio e improteggibile….però è appoggiato dicono………La sera andiamo a letto con le sveglie caricate per i nostri due “eroi” ma la delusione al risveglio è enoerme vista l’abbondante ed incessante pioggia che il cielo riversa sulla valle….Così è stato e così si è conclusa l’avventura in Val Masino e Val di Mello….la pioggia ci ha accompagnati per due giorni, abbiamo ripiegato sfuggendole andando fino a Menaggio, lungo il lago, ad arrampicare in falesia….ma quegli zaini da disfare perché l’obiettivo è vanificato restano un groppo indeglutibile……..Sabato mattina ci salutiamo perché Claudio e Susanna proseguono per la Val Malenco e Valfurva mentre Luciano e Massimo G. si trattengono con Pedro (arrivato per il fine settimana) fino a domenica per poi rientrare.Il risveglio di kundalini resta lì…….speriamo di aver la possibilità di tornare a realizzare ciò che per ora è rimasto in sospeso…..Per concludere che dire….Val di Mello?

S i i i i i i i i i i i i i i i i i i i !!!!!!!!!!

Luciano, Massimo G., Claudio, Susanna e Matteo

Muzzerone – via Kimera

Muzzerone – via Kimera

Sabato 25 aprile, giorno di festa per molti, e per fortuna anche per Luciano, siamo riusciti ad organizzare una nuova uscita al Muzzerone.
Così appuntamento alle 07:30 (circa) al solito parcheggio della Pam a San Miniato.
Questa volta il Gruppappeso era rappresentato da Andrea, Luciano, Jerry e Tiziana. Non siamo riusciti a contattare Fabio, mentre il Bors era all”Isola d”Elba e Claudio e Susanna in ospedale, impegnati nella nascita dello splendido Matteo.’, ‘
Insomma, senza troppo dilungarci, siamo giunti al Muzzerone di buon’ora, davvero fra i primi, strano ma vero!!!
Pronti ed attrezzati di tutto punto, senza la corda ereditata del Jerry, abbiamo preso il sentiero e siamo discesi fino all”attacco della via, che da diversi giorni ormai, era al centro dei nostri discorsi e dei nostri sogni.

Kimera… mostro mitologico multiforme, difficile, ma non impossibile, da sconfiggere.
Siamo arrivati veramente presto, per fortuna non abbiamo trovato nessuno, così, velocemente, è partita la prima cordata, composta da Andrea e Tiziana.

Primo tiro, grado 5C, non proprio banale, subito per assaggiare le sensazioni giuste della via, e pieni di entusiasmo ed ammirazione per il panorama che è sempre stupendo, siam giunti alla prima sosta.

Anche Luciano e Jerry sono partiti a ruota, confermando di aver provato le stesse emozioni nel salire.
Secondo tiro, di 6A, un po” strettino, in effetti piuttosto impegnativo sin dalla partenza, ma tutto scorre magicamente bene.
Terzo tiro 6A, giusto grado, più semplice del precedente, tranne l”uscita, da studiare un po”, con tutta una serie di rovesci a sinistra, che accompagnano alla sosta, traversando verso destra.
Il Jerry ha provato a salire direttamente da destra e dice che si è trovato bene. Soluzione Alternativa.
Questa sosta non è molto comoda, si trova subito sotto il tetto, e già per due persone diventa poco agevole.
Così Luciano arrivato all”ultimo rinvio ha aspettato che la sosta si fosse liberata e che noi della prima cordata fossimo ripartiti per il quarto tiro di 6B+.
Ci avevano detto che la difficoltà non era rappresenttata solo dal tetto e dalla sua uscita, ma anche da alcuni passaggi oltre lo strapiombo, verso la fine del tiro.
In effetti, nonostante il passaggio di forza del tetto, è delicato tutto il tiro: dall’inizio, già i primi passi per arrivare sotto il tetto, in seguito da prestare attenzione allo strapiombo poco prima della sosta, dove arriviamo con addosso la fatica del tetto e del diedro superiore.
Non è da prendere con leggerezza.
In questo secondo strapiombo si presenta una roccia un po” instabile, ci sono delle prese resinate, più affidabili della roccia stessa, e poi proprio prìma della sosta, passaggi da non sottovalutare, e da arrampicare prestando bene attenzione ai piedi.
A seguire c”è un tratto di trasferimento senza protezioni per arrivare ad una nuova sosta in mezzo ad un “giardino botanico, dove si trovano più cespugli che roccia.

L”ultimo tiro, 6A, è caratterizzato da alcune prese che tagliano le mani, sempre strapiombante. Comunque, siamo dell”opinione che forse i primi due tiri, magari anche per il fatto stesso che sono proprio i primi due tiri, sono meno banali di quest”ultimo.

Arrivati tutti all”uscita, Kimera si presenta come un bel sogno (o incubo) avverato, proprio come avevamo fantasticato, con una splendida roccia e chiodatura ad ok.
Ritornando al nome della via: la testa di leone potrebbe essere tutta la parte strapiombante della via; il dorso e la testa di capra invece potrebbero essere rappresentati dai diedri che sono la parte centrale della via; la coda di serpente infine potrebbe essere la parte bassa con placche e passaggi piuttosto delicati.

Insomma un mostro vinto con il sangue e con il fuoco… che il mostro stesso ha saputo tirar fuori.

Tanti i gabbiani che ci hanno accompagnato ed alcuni “passerotti” che abbiamo cercato di non disturbare, mentre stavano zitti zitti sui balconcini erbosi lungo la via, dai quali ci osservavano probabilmente con pietà!!!

Giornata piena di sole e di gioia di vivere, che rimarrà senza dubbio nei nostri ricordi.

Muzzerone – Prenotazione Obbligatoria

Muzzerone – Prenotazione Obbligatoria

Un tranquillo sabato in riva al mare…

Questo è il racconto di un brillante gruppo di arrampicatori del sabato, senza niente togliere a quelli della domenica, molto intraprendenti e determinati… determinazione è la parola magica che li accompagna per tutto il giorno. Rock Warrior’s Way.
Il fissino è per le 08:10 alla rotonda di San Miniato, dove i primi ad arrivare decidono di attendere gli altri girando e rigirando fino ad esaurimento nervoso o di carburante!!!
No, scherzi a parte, il gruppo si ritrova al completo al parcheggio zona Pam.
Gli arrampicatori sono: Massimo, Claudio, Paolo, Gerri, Andrea e Tiziana.
Direzione: Muzzerone.
La strada scorre veloce sotto le ruote del furgoncino del Gerri, 6 posti con bel bagagliaio e panca chiusa per rimessa oggetti, fondamentale per non far vedere niente agli occhi di curiosi passanti, che sbirciano nelle auto parcheggiate, quando gli arrampicatori sono in falesia.
Sosta veloce all’autogrill di Versilia, dove troviamo un tedesco, con la sua casa viaggiante, gigantesca per due persone ed un cane, bloccato nella zona di scarico per camper, e senza nessuno capace di tirarlo fuori.
Dispiaciuti per lui ce ne andiamo, e riprendiamo il viaggio fra battute e canzonature varie.
Arriviamo al parcheggio, situato vicino al sentiero che ci consentirà l’avvicinamento alla Parete Striata… infatti durante il viaggio l’argomento principale non poteva essere altro se non quale vie il gruppetto si apprestasse a fare, e quali e di quanti componenti potessero essere le cordate.
Decisi per la nuovissima “Prenotazione obbligatoria” e per l’intramontabile “Chi vuol esser lieto sia”, facciamo le corse per battere sul tempo il Bors (missione impossibile).
Disdetta, impiega appena un attimo per mettersi le lenti a contatto e così frega tutti, ormai consapevoli che sarebbe stata una lotta inutile per riuscire ad essere pronti prima di lui.
Ma all’improvviso spuntano gli imprevisti…

chi ha lasciato l’imbrago, chi il casco, così attivi e preparati, cambiamo programmi e l’unica cosa che rimane certa, oltre la determinazione del Gerri, sono le vie che i nostri arrampicatori andranno a compiere.
Massimo,Claudio e Paolo sul Bunker, Andrea, Gerri e Tiziana sulla nuovissima del Vigiani.

Precipitandosi a rotta di collo giù per il canalino sdirupato e scivoloso, che con il cavetto e la corda ci accompagna a destinazione, come previsto, dopo un po’, i due gruppetti si dividono, ma le voci si sentono risuonare vicine (soprattutto quella del prof) per tutto il giorno.
I tre più avventurosi, che si accingono alla novità, trovano due cordate già sul posto, la prima che sta compiendo la salita e la seconda che aspetta al riparo, perché, dicono che vengono giù scariche piuttosto ingenti di sassi e terriccio.

Dopo un po’ anche la seconda cordata parte, e così gli arrampicatori del sabato, decidono di stare a ruota per cercare di essere vicini al momento di eventuali scariche, ma chissà se sarà la decisione giusta…
Tiziana parte per prima sul primo tiro, e nel bel mezzo del tragitto per la quinta moschettonata (piuttosto lunghina) si sentono grida disperate dalla cordata che precede:”Sassoooooooooooooooo, Attentiiiiiiiii”
Parte un vero e proprio masso e non rimane altro che sperare che la direzione che prenderà sia un’altra.
Col fiato sospeso, solo il tempo del ruzzolone del masso sembra fermarsi, mentre lui arriva imperturbabile verso la cordata del Gruppappeso. Per fortuna la grazia e si schianta con fragore giù molto più in basso, così tutto riprende, se si può dire, normalmente.
I ragazzi che precedono i nostri tre amici, chiedono infinitamente scusa, ma non importa, importa solo che tutto è andato per il meglio e così continuano decisi a non farsi rovinare la giornata.
Per tutta la via la situazione rimane questa… scariche e prese che partono dalle mani, sassi che dondolano sotto i piedi e che il più delle volte devono essere bloccati con le mani, prima che si stacchino e prendano definitivamente la caduta verso le cordate seguenti.
Si, infatti “Prenotazione Obbligatoria” è proprio il nome giusto, le cordate si susseguono e come al solito qualcuno è più simpatico e qualche altro un po’ meno.
Andrea becca un bel sasso sul collo, ma insomma in fin dei conti non si possono lamentare, arrivano alla fine, con la determinazione, i respironi e la concentrazione che cercano di non perdere mai.

Anche il tempo è stato un buon amico, infatti decide di metersi a piovere solo all’uscita.
Il gruppo dei 6 si riunisce, gli altri attendevano alla sosta dell’uscita, ormai tutti infreddoliti ed intirizziti…

Il Bors commenta così: Bravini ma lenti!

Così fra le risate, dimentichi delle disavventure e ricordando solo il piacere della salita e della compagnia, riprendono la via di casa, con una sola sosta per concedersi una meritata cecina con pizzette e schiacciatine varie.
Importante però… niente ciccia, almeno per Tiziana.
Se possiamo trarre delle conclusioni, possiamo dire che la linea della via “Prenotazione Obbligatoria” è molto bella, un bel diedro, ma da fare fra un pò di tempo, quando sarà ripulita da tutta la terra e pietrisco che la coprono.

2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200031
2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200431
2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200581
2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200891
2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200931
2009.04.0420muzzerone20prenotazione20obbligatoria200991

Falesie di Albenga

In questi giorni di Pasqua abbiamo visitato le falesie della zona di Albenga, ovvero quello che viene denominato “oltre Finale”.
Nella mattina di sabato, dopo esserci fermati come tappa obbligata a Finalborgo, anche per acquistare la guida relativa alla zona dove ci stavamo dirigendo, e che ancora non avevamo con noi, siamo ripartiti verso Albenga.
Con tutte le falesie riportate nella guida, siamo stati presi veramente dall”imbarazzo della scelta, così, non conoscendo niente della zona, non essendoci mai stati, abbiamo iniziato da una di quelle che ci sembravano più alla nostra portata, ovvero dalla falesia “Telematica” nella zona di Castelbianco.
Ogni falesia ha un nome al quale fanno riferimento le vie, per esempio qui si possono trovare MP3, Download ecc., con chiodatura recentissima e ben eseguita.
Pieno di stranieri, tedeschi, austriaci, svizzeri, e qualche torinese.
L”ambiente è bellissimo, la Val Pennavaira ci fa rimanere a bocca aperta e con il naso all”insù, guardiamo a destra e a sinistra tutte le belle pareti che incontriamo, vicinissime alla strada, o lontane, nascoste all”interno della valle, che ogni tanto si lasciano intravedere ai nostri occhi’, ‘.
La falesia “Telematica” presenta tutti monotori, di varie difficoltà, un po” sopravvalutate, a dire il vero, rispetto a quelle effettive, come ci hanno confermato anche i torinesi che si trovavano li, e che sono degli abituè della zona (considerate che al Trucione sarebbe venuto tutto a vista: 6a, 6b, 6b+….qualcosa non torna!!). Ma ci hanno assicurato che non è dappertutto così, anzi attenzione!!!
Poco prima di arrivare, abbiamo trovato anche il piccolo settore “Caprette”, con belli strapiombi e con vie di più elevato grado.
Per entrambe le falesie la roccia è bella, il sentiero di avvicinamento è comodo e in poco tempo ne raggiungiamo la base.
La macchina si lascia in località Colletta Alta, un bellissimo paesino medioevale, tutto ristrutturato, con miniappartamenti che affittano ai turisti. Un vero gioiellino…
La giornata trascorre a meraviglia, anche se il tempo non è proprio dei migliori, ma per fortuna non piove.
L”arrampicata è caratterizzata da prese piatte e svase, obbligatorio buon movimento di piedi!!!
Al nostro rientro all”auto decidiamo di trovare un campeggio nella zona di Albenga, vicino al mare, per poi proseguire l”indomani nella perlustrazione di qualche altra falesia interessante.
Infatti la domenica mattina partiamo alla volta di Toirano, vicino alle grotte, dove ci sono tantissime falesie da scalare, in un ambiente a dir poco strepitoso.
L”auto si lascia al parcheggio delle grotte, e deve essere ritirata entro le 18, ora di chiusura del cancello, altrimenti il pernotto in macchina è assicurato.
Da qui si parte, sempre con comodo sentiero, alla volta della falesia “Gumbi”, anche in questo caso chiodatura recente, un po” più distante rispetto a quella trovata a Telematica, per poi proseguire verso “Arena”, “Sasso del Rio”, “Grotta dell”Ulivo” e settore “Placca Curzio”.
Qui i gradi sono esatti, la roccia diversa, diversa anche spostandosi da un settore all”altro, con progetti in corso, vie da liberare, insomma ancora un cantiere in fase di sviluppo, ma veramente eccezionale.
Il tempo scorre veloce e purtroppo arriva l”ora di ritornare alla macchina, per non rischiare di rimanere chiusi all”interno del parcheggio.
A malincuore torniamo indietro, con la curiosità di vedere gli altri settori che, da dove siamo arrivati, continuano verso l”interno della valle… ma sarà per la prossima volta.
Una visita ad Alassio e poi rientriamo al campeggio, di nuovo con la guida in mano per vedere dove andare l”ultimo giorno, il lunedì, prima di ritornare a casa nel caos delle code del rientro.
Alla mattina dopo aver sbaraccato il campo, ci siamo diretti di nuovo verso la Val Pennavaira in quel di Nasino, per vedere i settori che nella guida vengono descritti come imperdibili, e quindi anche se con poco tempo a disposizione ci siamo diretti verso la falesia di “Euskal”, “Colosseo” e “Rocca della Basura”, l”una di seguito all”altra.
Ancora roccia diversa, con concrezioni e bombamenti eccezionali, strapiombi, placche, pareti verticali, con vie di difficoltà varie, ma veramente con un senso di capogiro che ci assale mentre ci troviamo di fronte a questi maestosi anfiteatri.
Abbiamo arrampicato poco, abbiamo osservato parecchio, abbiamo sognato, e purtroppo siamo dovuti venir via da quella che ormai ci sembrava un po” casa nostra, questa veramente è stata la sensazione principale…
Consigliato:Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.

Andrea e Tiziana.’

Ripa majala

L’idea è balenata nella mente malata di qualche componente del Gruppappeso, quasi per scherzo, il venerdì sera, dopo una giornataccia passata fra problemi di lavoro e chi più ne ha più ne metta.

Al lancio dell’idea, qualcun altro, forse attratto più dal nome che da tutto il resto, ha raddoppiato e confermato la partecipazione… così arriva la partenza!

Naturalmente partenza intelligente, ovvero i componenti si sono trovati al distributore di Ginestra F.na il sabato dopo il lavoro, ovvero ore 21:10 circa.

Il Gruppo é rappresentato da Luciano,Andrea,Tiziana,Sergio,David e Cinzia, che saranno raggiunti il giorno seguente da un amico romano,Domenico.

Ore 01:30 circa, arrivo al sentiero di accesso per la falesia, zona Tarquinia, dopo aver percorso lo sterrato a tutto fuoco, scoprendo un novello rallysta (Sergio), che non vede l’ora di andare a nanna.

Tende piazzate in un batter d’occhio; Sergio, neanche a dirlo, non si lascia convincere da Andrea e Tiziana a dormire in furgone, così anche Luciano, per solidarietà, è costretto a non abbandonare il cugino.

Dopo aver rimesso gli orologi, si, perché c’è anche il passaggio all’ora legale (quindi già ore 02:30 passate), possiamo spengere le frontali.

La mattina iniziano a passare ciclisti, trattori, jeep con i carrelli per i cavalli, quindi capiamo che forse è arrivato il momento di alzarci.

David va in perlustrazione, Cinzia inizia a smontare, Luciano esce dall’altra tenda, del tutto simile al grande puffo, con pigiama, calzini di lana della nonna, cappellone ricalante e pail tecnico da spedizione invernale, tutto infreddolito e rattrappito per la nottata appena conclusa.

Sergio esce invece tutto pimpante dalla tenda nuova con maglietta a mezze maniche, quasi per confermare il freddaccio patito dal cugino!!!

Andrea e Tiziana, più comodi per la bella dormita al calduccio in furgone, preparano la colazione, con la classica crostata alle more e pan goccioli al cioccolato.

Dopo aver messo tutto in ordine, presi gli zaini con il materiale, si percorre il sentiero fino alla base della falesia, immersa in un ambiente veramente bello, fra pascoli dove gli animali corrono liberi ovunque, cavalli, mucche, pecore, agnellini (prossimi al sacrificio pasquale, come l’occhio esperto del macellaio fa subito notare).

Anche i rapaci ci fanno compagnia, svolazzandoci sopra le teste, insomma proprio un luogo tranquillo.

Ci aspettavamo di trovare tanta confusione, come avevamo letto nelle relazioni su internet, invece, per fortuna, tutta la giornata scorre in quest’aria idilliaca.

Guardiamo le vie, la roccia ci appare subito particolare, infatti è una roccia lavica di strano colore, che ci fa presagire una giornatina faticosa.

Cominciamo dalle placche scaldate dai primi raggi di sole, nel settore “Terrazzo”.

Sergio si butta su una viaccia “Vitto e alloggio”, con un passo iniziale che non è proprio l’ideale per il riscaldamento, con Luciano che garantisce di non fargli più scegliere la prima via.

Andrea e David, l’uno di fianco all’altro, su altre due vie, “Maiale incontinente” e “Amico fragile”, dove veramente ci sono poche caccoline sdrucciolevoli per mani e piedi.

Poi variando genere ci dirigiamo più a destra, nel settore “Secondario”, dove si prova la bella e lunga “Pista Ho chi Minh” tutta a buone prese e “Ottobre rosso” un diedro con una partenza sul liscio di un colore veramente strano.

Proseguiamo ancora a destra su “Regina della Notte” con due uscite da strapiombi su placca tecnica, tutta di movimento, e su “Il cerchio nella roccia”, via di allunghi e boulderosa da fatica.

Proviamo anche “Il mestiere di Vivere” con passo duro centrale, “Ballo ancora” sempre con partenza di forza e poi finale su bellissima placca tutta a broccoletti veramente entusiasmante, “Diserta il deserto” con un passo prima dell’uscita veramente duro (così dicono i due che l’hanno provata), “Pugni chiusi” una bellissima via che non regala niente, lunga e continua, “Soviet Supremo” prima a destra e poi a sinistra, concludendo per defaticamento su “Culo di Gomma” e su una via subito alla sua SX, che non compare sulla guida, di recente chiodatura, sempre di grado 5c, anche questa molto divertente.

Siamo soddisfatti come maiali incontinenti, la prima via scelta da Andrea è stata profetica, così, facendosi fresco, decidiamo di dirigerci verso le nostre macchine, per tornare a malincuore verso casa.

Ma prima abbiamo una meta appetitosa che ci aspetta… la cena a Tarquinia.

Alla prossima.